Relazioni affettive in azienda.
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Da ragazzo feci un’esperienza come animatore turistico. Oltre ad una paga ridicola (500 mila lire al mese, ovvero gli attuali 250 euro) c’era una clausola rigidissima che comportava l’immediato licenziamento: era vietato avere relazioni affettive tra colleghi e con i clienti.

In realtà nessuno la rispettava (dopotutto perché vai a fare l’animatore, se lo stipendio è da fame?), ma quando il nostro responsabile si mise con una delle ragazze dello staff iniziarono effettivamente un sacco di problemi per tutto il gruppo, a causa di gelosie, ripicche e casini vari.

Quando iniziai a fare il consulente, una delle prime cose che mi colpì fu la sicurezza con cui il mio responsabile diceva agli imprenditori: se in azienda due dipendenti si fidanzano, preparati a perdere almeno uno dei due.

All’epoca mi sembrava una previsione un po’ eccessiva e pessimistica, ma poi con gli anni si è dimostrata piuttosto veritiera, ovviamente quando tra i due l’amore finiva.

Il problema maggiore nasce quando l’imprenditore stesso inizia una relazione, soprattutto se extraconiugale, con qualcuno che lavora per lui. Non si tratta, ovviamente, di un giudizio morale. Ma ho visto aziende implodere per questo motivo, con abili professionisti sotto scacco per paura che l’amante “parlasse”, oppure persone inette in ruoli strategici, intoccabili perché legate affettivamente al titolare.

Con l’esperienza di oggi individuo immediatamente quando un imprenditore è incastrato in situazioni relazionali dentro l’azienda, e la prima domanda che gli faccio è: quanti soldi sei disposto a perdere pur di non affrontare e gestire subito questa situazione? Oltre allo stress, all’inefficienza e alla perdita di leadership?

C’è chi ha il coraggio di farlo e chi semplicemente si sbarazza di me, procrastinando la gestione del problema. Per poi chiamarmi, dopo mesi o anni, dicendomi la solita frase: avevi ragione tu, avrei dovuto ascoltarti quando mi avevi avvisato, e mi sarei evitato un sacco di casini…