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Cotzata #1: Come è nato il club degli Imprenditori Sovversivi?

Provenivo da 10 anni di formazione e consulenza “classica”, molto orientata al concetto di “obiettivi”, “motivazione”, “pensiero positivo”, “duro lavoro”, “successo”.
Niente di sbagliato, per carità. Peccato solo che la mia vita, plasmata da questi concetti, fosse ormai totalmente identificabile con il mio lavoro. Ero attivo 7 giorni su 7, non meno di 12 ore al giorno. Facevo non più di due settimane di vacanze all’anno e soprattutto il mio stare bene o male dipendeva esclusivamente dall’andamento del lavoro.

Mi ponevo obiettivi sempre più grandi, senza accorgermi che una volta raggiunti ripartivo daccapo, senza neppure gustarmi quanto avevo ottenuto.
All’epoca ero un manager per una importante società di formazione, e con il mio gruppo di lavoro superavo stabilmente il milione di euro di servizi venduti ed erogati ogni anno.

Quando ormai sembravo destinato a fare quella vita per il resto della mia vita, avvenne il patatrac! In un raro momento di pausa, dovuto ad un problema fisico, mi voltai a guardare gli ultimi 10 anni trascorsi in quel modo, e mi accorsi che li avevo letteralmente buttati via.
Certo, professionalmente avevo raggiunto ottimi risultati, e se oggi faccio questo lavoro lo devo in gran parte a quell’esperienza. Ma di una cosa mi resi conto: che non avrei voluto vivere tutta la vita in quel modo.

Per questo, assieme a mia moglie Maggie (anche lei manager nella stessa azienda), decidemmo di andarcene. Sebbene ciò significasse perdere tutto quello che avevamo costruito, per di più nel bel mezzo della famigerata “crisi” (era il 2009).

Mi presi il cosiddetto anno “sabbatico”, per far decantare il tutto e per studiare quello che, nel ritmo frenetico del lavoro, avevo troppo a lungo trascurato. Osservai da vicino tantissime piccole e medie imprese che stavano andando bene nonostante il mercato difficile, ma soprattutto iniziai a parlare con molti imprenditori che sembravano aver trovato la chiave giusta per conciliare il successo aziendale con il benessere personale. Non erano stati “fagocitati” dal lavoro come gli altri, e grazie ad un corretto modo di lavorare potevano dedicare molto tempo alla famiglia e a loro stessi.

Mettendo assieme le informazioni ricavate “sul campo” con quelle degli studi personali, trovai assieme a Maggie quello che, per noi, rappresentava un modello di vita davvero appagante.
Il primo e più importante aspetto fu la distinzione tra “successo” e “realizzazione”.  Avevamo sempre vissuto nel mito del raggiungimento del “successo”, senza renderci conto che quello era, semmai, un ingrediente di qualcosa di molto più grande ed importante, ovvero la “realizzazione” personale. Da questo ne derivò anche un nuovo approccio al lavoro. Stare in azienda, infatti, poteva trasformarsi in una grande “palestra” per migliorare se stessi, in un processo di crescita che coinvolgeva tutti, dall’imprenditore a ogni singolo collaboratore.

Rimettemmo in discussione tutto ciò che avevamo insegnato precedentemente, in un’ottica davvero “sovversiva”. Perché andava a rivoluzionare tutto quello che veniva spacciato per “verità assoluta” nel mondo della formazione tradizionale.
Prendemmo le distanze dal filone “iper-motivazionale”, volto solo a drogare emotivamente le persone, così come da tutte le tecniche persuasive, ipnotiche, manipolative. Ci allontanammo dall’approccio new age, così come da quello della PNL.
Selezionammo quanto osservato fare da quegli imprenditori che miglioravano la loro qualità di vita, invece di peggiorarla, e da questa sintesi nacquero dei percorsi teorici e pratici destinati a tutti coloro che già avevano iniziato a vivere l’azienda in maniera diversa e più appagante.
Così, spontaneamente, nacque il club degli “Imprenditori Sovversivi”.

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