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Cotzata #20: Pettegolezzi a lavoro

Chi non è rimasto mai vittima o non è mai stato complice di un pettegolezzo? Credo nessuno.

Il “sai cosa ho saputo di…” o il “sai cosa hanno detto di te” sono tra le maggiori piaghe che possano esistere all’interno di un gruppo di persone, e spesso è anche difficile non farsi coinvolgere da chi ama particolarmente questo genere di “comunicazioni”.
Ci sono però alcuni consigli che, se applicati costantemente, possono attenuare il fenomeno o almeno evitare che dilaghi diventando lo sport nazionale in azienda (e non solo).
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1. State attenti e bloccate i “finti amici“, ovvero quelli che vi riportano cosa “qualcun altro” ha detto di spiacevole su voi in mala fede. In questo caso ci sono due varianti:
a) La persona vi riferisce anche chi ha detto quella cosa.
b) La persona si rifiuta di dirvi chi l’ha detto o si rifugia dietro ad un generico “molti, tutti, si dice in giro”.
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– Nel primo caso la gestione corretta è: “Bene, grazie per avermi messo al corrente, andrò a parlare con questa persona e chiederò spiegazioni“. Se chi vi ha riferito la cosa ve lo impedisce non è un vero amico, ma solo uno che gode a vedervi star male. Se invece si mostra disponibile ad appoggiarti o a testimoniare nel caso l’altro neghi, allora è probabilmente una persona seria ed affidabile.
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– Nel secondo caso non ci sono dubbi. Il vero nemico è quello che ti sta riportando la cosa, poiché nell’essere così generico ti impedisce di gestire il pettegolezzo (e non è da escludere che in realtà quello sia il SUO pensiero, non quello manifestato da altri. Ma è talmente codardo da non avere il coraggio di dirtelo direttamente). Quindi gli devi dire: “Ti ringrazio ma ti chiedo di non riferirmi più comunicazioni negative sul mio conto, se non mi permetti anche di gestire la cosa”.
Si offenderà tremendamente, ma almeno smetterà di romperti le scatole e di farti stare male.
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2. Se vi viene fatto il nome di chi sta facendo pettegolezzi hai solo una cosa da fare: andare a parlar chiaro con quella persona. In maniera gentile ma ferma gli va comunicato che se ha qualcosa da dirvi quello è il momento giusto e che lo ascolterete con attenzione.
A questo punto osservate la sua reazione.
– Potrebbe dirvi che sì, ha delle cose che non gli vanno bene di te (e questo sarebbe un atteggiamento corretto da parte sua o almeno permetterebbe un vero confronto).
– Potrebbe negare e chiedere un confronto a tre con chi vi ha riportato quelle cose (e qui di solito casca l’asino, ovvero scoprite chi sta facendo il doppio gioco)
– Potrebbe negare ma con agitazione. In questo caso avete fatto bingo. Probabilmente, dopo, se la prenderà con chi (secondo lui) ha fatto la spia (il vostro vero amico, a cui non dovrebbe interessare di perdere “l’amicizia” di un personaggio simile. Se si preoccupa vuol dire che ha un problema anche lui perché non sa selezionare le persone giuste da avere vicino).
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Purtroppo il più delle volte viene invece gestito così: ti riportano un pettegolezzo, ma ti viene chiesto di non dire nulla.
Tu accetti, rimani turbato per un po’ perché non puoi gestire la cosa e dopo un po’ ti viene spontaneo cominciare a parlare male a tua volta di quella persona che ha parlato con te.
Di conseguenza si creano vendette trasversali, gli altri vengono coinvolti in questo conflitto sommerso, e chi ha generato tutto questo casino se ne tira fuori con un diplomatico “Ambasciator non non porta pena…”. porta pena…”.
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Queste piccole indicazioni non contemplano tutte le varie sfumature o intrecci che possono esserci nella realtà, ma sono certo che possono aiutare a gestire meglio chi si è degradato talmente tanto come essere umano da provare godimento solo nel fare pettegolezzi o nel creare zizzania tra le altre persone.
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Vale sempre la pena ad ogni modo chiedersi se in azienda esiste un problema di fondo che ha contribuito a creare questo comportamento oppure se è la persona in questione ad essere poco adatta al posto in cui lavora. Comprendere questo fatto è essenziale per riuscire ad estirpare alla radice la zizzania dall’ufficio.

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