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Cotzata #21: Il problema della scuola

Quando parlo di scuola mi faccio sempre molti nemici.
Il motivo è semplice. Tranne rare eccezioni reputo la preparazione scolastica, dalle elementari all’università, assolutamente mediocre o poco adatta per formare realmente una persona rispetto alle attuali sfide della vita.
Le critiche che mi vengono solitamente fatte a questa presa di posizione sono che i bambini imparano molto più in fretta rispetto al passato (sintomo, quindi, di una maggiore qualità degli insegnamenti), che molti nostri laureati all’estero trovano subito lavoro (quindi che le nostre Università sono migliori di quelle straniere) e così via.
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Questo tipo di obiezioni mi confermano ulteriormente quanto il percorso scolastico sia assolutamente mediocre, dal momento che viene valutata la qualità dell’insegnamento legandola esclusivamente all’aspetto mnemonico-razionale, trascurando invece tutto il resto.
E tutto il resto è TANTO di più.
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La scuola ad esempio non fornisce nessuno strumento per gestire in maniera efficace le proprie emozioni negative, sebbene questo sia la causa principale di insoddisfazione, ansia, frustrazione. Un bravo ingegnere, ambito da molte aziende, ma depresso, viene comunque visto come un ottimo “risultato” della scuola. Spesso come una persona di “successo”.
Un chirurgo di fama mondiale sarebbe motivo di vanto per la propria Università, anche se ha gravi problemi relazionali ed una famiglia devastata a causa dei suoi atteggiamenti distruttivi.
Gli esempi potrebbero proseguire all’infinito.
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Quello che sfugge è quindi il vero risultato che dovrebbe garantire (soprattutto) la scuola dell’obbligo, il cui fine non è la specializzazione lavorativa, bensì una serie di strumenti utili ai ragazzi per affrontare la vita in generale.
I nostri figli dovrebbero uscire dalle scuole medie avendo imparato non solo a leggere, a scrivere, a fare i conti o conoscendo sommariamente la storia, ma con la consapevolezza di cosa significa essere adulti in un mondo che si fa sempre più complesso e che ti sottopone a sfide sempre più stressanti.
Parlo di concetti semplici, quali la proattività o la capacità di stabilire le priorità. Non viene insegnato a prendere appunti con le mappe mentali, oppure a comunicare in maniera efficace con chi hai di fronte. Non ti viene spiegata la differenza tra etica e morale, né si parla di come non rimanere vittime del proprio Ego.
E quando mi sento dire che sono argomenti “troppo complessi” per dei ragazzini allora capisco che chi mi pone questa obiezione non ha mai provato a farlo davvero. Io che l’ho fatto posso testimoniare senza timore di smentita che questi concetti li comprendono molto meglio i bambini degli adulti. Il problema è che neppure gli insegnanti (sempre con le dovute eccezioni) conoscono ed applicano questi concetti, quindi come potrebbero mai trasmetterli ai propri alunni?

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Mi sembra chiaro che la mia non è una critica al corpo docente, persone molto spesso appassionate e dedite in maniera encomiabile al proprio lavoro. Quello che non va è a monte, ovvero il modello scolastico così come lo abbiamo concepito in epoca moderna.

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Gli effetti li abbiamo tutti sotto gli occhi e purtroppo le conseguenze si manifestano come valanghe impossibili da arrestare. Non potrai avere una classe politica onesta, se trasmettiamo ai nostri figli l’unico valore dell’arrivismo e dell’ambizione sfrenata. Non avremo salute fisica se non insegniamo nelle scuole che lo stress e le emozioni negative sono la principale causa dei problemi fisici. Non avremo responsabilità se non facciamo vedere loro sin da giovani come un atteggiamento reattivo provoca solo ulteriori problemi. In estrema sintesi ciò che voglio dire è che è necessario un cambiamento radicale e che questa svolta non può che partire da qui: dalla scuola.

Siete d’accordo?

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