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Cotzata #23: Le 4 cose che non si possono dire

Oggi affermare cose vere in Italia è pericoloso, perché si finisce inevitabilmente col diventare antipatici o si rischia di passare per cinici.
Così se scrivo che nei prossimi anni ci sarà una grande selezione nel mondo del lavoro, e solo pochi imprenditori e professionisti si salveranno, mi arrivano mail arrabbiatissime da parte di persone che sostengono che quello che scrivo è ingiusto, perché tutti hanno diritto di lavorare, e non solo i “migliori”.
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Il che sarebbe “socialmente” giusto ed auspicabile, ma contrasta con il meccanismo economico e finanziario in cui siamo tutti incastrati, volenti o nolenti.
Per queste persone il nemico divento io che dico loro ciò che nessun politico o sindacato avrebbe il coraggio di affermare, poiché per imbonirsi il proprio elettorato devono sostenere che la situazione in cui ci troviamo è ingiusta e che dando loro fiducia e potere le cose cambieranno.
Mentono, sapendo bene di mentire, poiché non ci sarà alcuna fazione in grado di “proteggere” i lavoratori o di salvaguardare le piccole e medie imprese. Il motivo è semplice: qualunque fazione è intrinsecamente collusa con coloro che dicono di voler combattere e se davvero si ribellassero verrebbero subito messi da parte a favore di qualcuno più accondiscendente e disposto a fare il burattino più ubbidiente.

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Questo è un guaio, soprattutto per chi vorrebbe sentirsi dire solo cose piacevoli o frasi rassicuranti. Per chi pensa che la destra o la sinistra possano creare più giustizia e più benessere. Per chi si illude che i pochi che stanno in alto abbiano a cuore i tanti che stanno in basso.
Purtroppo non hanno il potere di farlo. E tanto meno la volontà. 
Sarebbe come sperare che il giullare di corte riesca a convincere un re dispotico a redistribuire la sua ricchezza con i servi della gleba. Pura utopia. Il giullare deve ingraziarsi il re se vuole a sua volta mantenere il suo piccolo privilegio di stare a corte.
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Le 4 cose che non si possono assolutamente dire (pena le ire dei servi che credono ai giullari) sono le seguenti:
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1. I posti di lavoro diventeranno sempre più rari, poiché la maggior parte delle piccole e medie imprese non reggerà alla concorrenza straniera e al Sistema Italia. Licenzieranno e metteranno in cassa integrazione gran parte dei loro collaboratori, chiedendo ai pochi che terranno di lavorare di più con stipendi più bassi. Non per sfruttarli (come avviene nelle multinazionali) ma per tentare di sopravvivere. I sindacati che fingono di tutelare i dipendenti di queste aziende sono in cattiva fede, ed invece di combattere i veri sfruttatori fanno la lotta agli imprenditori già in difficoltà per colpa di uno Stato che tutela i forti a scapito dei deboli.
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2. Quei pochi che non perderanno il posto di lavoro avranno sviluppato competenze che fino a qualche anno fa non erano indispensabili. In particolare doti relazionali e commerciali, a prescindere dal proprio ruolo. Questo significa che chi non le possiede come talento naturale dovrà necessariamente acquisirle. Affermare “ma io sono fatto così” oppure “chiedimi tutto tranne che di andare a vendere” significherà trovarsi in mezzo ad una foresta pensando di essere ancora in un villaggio turistico. Non basterà dire che non vi piace. Dovrete prepararvi ad affrontare le sfide più dure, oppure il futuro sarà davvero tosto.
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3. Aumenteranno le diseguaglianze, diminuiranno i diritti. Verremo colonizzati da stranieri che hanno come obiettivo solo il profitto personale e non il benessere della popolazione. Ovvero ciò che abbiamo fatto noi occidentali per secoli nei paesi che oggi sono in via di sviluppo. La ruota gira e purtroppo per noi adesso ci troviamo nella parte sbagliata del mondo. Per chi non vuole vivere tutto questo l’unica alternativa è salutare amici e parenti ed andare a vivere dove c’è maggiore meritocrazia e sviluppo economico. Scordatevi una ripresa nel breve periodo. Sono bugie che vi vengono dette solo per farvi pagare le tasse senza protestare troppo col miraggio di un miglioramento futuro.
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4. Dovremo rivedere il nostro stile di vita, adeguandolo verso il basso. Pensare di mantenere quello attuale è pura utopia (a meno che non facciate parte di quella ristretta fascia di persone che detengono potere e importanti capitali). Scordatevi adeguamenti salariali, posti fissi, tutele. Il precariato è destinato ad aumentare e nessuno potrà fare più i conti su uno stipendio sicuro. Chi non si adeguerà verrà sostituito da chi si accontenta di molto meno e che probabilmente viene da luoghi in cui non ha mai goduto del nostro ex benessere. Quindi è più predisposto ad accettare sacrifici.
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Questa mia analisi so bene che disturberà gli animi sensibili, i teorici della giustizia, i buonisti, i sindacalisti più agguerriti. Ma protestare contro di me non cambierà le cose e neppure fare due manifestazioni in piazza servirà a qualcosa. E’ già tutto previsto, sapranno come calmare i bollenti spiriti, finiranno di ipnotizzarci per farci credere che ci stanno salvando da qualche entità pericolosa ed astratta.
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Una visione apocalittica e pessimista dunque? Assolutamente no. La foresta è un posto molto interessante, se ci si va attrezzati e preparati. E’ un posto infernale per chi ha paura di ragni e serpenti. Ora siamo ancora nel viottolo sterrato che dal villaggio turistico porta alla foresta. Hai ancora la possibilità di fare qualcosa per non farti cogliere di sorpresa. Oppure puoi dedicare il tempo che ti rimane scrivendomi mail di protesta o lamentandoti al bar con gli amici per il fatto che il tuo capo non ti aumenta lo stipendio o che sei disoccupato da sei mesi perché ti offrono solo lavori da venditore a provvigioni.
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Sia ben chiaro che non voglio convincere nessuno. A me basta continuare a trovare persone già consapevoli di tutto questo e desiderose di unire le forze.

Vi posso garantire che in mezzo alla foresta non essere soli sarà estremamente utile.

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Commenti:

  • Gino Verrelli

    Buongiorno,
    vi ho scoperto per caso con un post su linkedin, per tutti quelli che dubitano sulle 4 cose da non dire, posso testimoniarle avendole vissute sulla mia pelle, ho perso tutto e nel 2012 ho deciso di andare in Francia paese di mia moglie e ripartire da 0 per fare l’imprenditore sociale, la foresta é la stessa ma c’é più luce!
    Complimenti per il vostro programma.
    Gino Verrelli

    Rispondi 14/05/2018 at 7:02