Noi non proponiamo formule magiche per ottenere successo, bensì un vero percorso di crescita, totalmente personalizzato. Solo in questo modo potrai comprendere i tuoi errori imprenditoriali, e scoprire quello che ti fa sentire davvero realizzato.

Cotzate

Seguici su

Cotzata #17: Se non ci fossi io

E’ una delle frasi più frequenti nella bocca (o nella testa) degli imprenditori. In genere “se non ci fossi io” sta a significare che vorrebbero delegare, ma che in realtà tutto gravita inevitabilmente attorno a loro.
Per invertire questo pericoloso meccanismo, in cui il titolare diventa sovraccarico ed i collaboratori frustrati, serve in genere molto tempo ed influiranno numerosi fattori, tra cui:

.
–  La qualità delle persone attualmente presenti in azienda
–  La vera volontà dell’imprenditore di non essere più “indispensabile”
–  L’inserimento di qualche nuovo collaboratore molto valido
–  La congiunzione astrale di vari pianeti

.
Ovviamente non tutti i 4 fattori avranno lo stesso peso (almeno il quarto non dovrebbe averne più di tanto), ma è indubbio che vi sono situazioni in cui le relazioni personali sono talmente compromesse che la fiducia reciproca è davvero difficile da ristabilire. L’imprenditore ormai pensa di avere attorno solo persone inette e i collaboratori vedono l’imprenditore come un rompiscatole incontentabile, che non perde occasione per rimarcare ciò che non viene fatto bene.
Se a questo aggiungiamo lo stress causato dai clienti che non pagano, di fornitori che non consegnano, dalle banche che non aiutano, dai sindacati che protestano e dal consulente che ti viene anche a dire che stai gestendo male l’azienda… capite bene che la miscela diventa piuttosto esplosiva.

.
Per questo il mio consiglio è quello di dare, prima di tutto, il giusto peso alle cose. Non si può affrontare con la stessa energia chi sbaglia una fattura da 15 euro con chi non lavora o crea malumore 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana. Così come è sconsigliabile dire ossessivamente alle persone che devono essere più precise/attente/produttive/responsabili se poi non gli si indica concretamente come essere più precise/attente/precise/responsabili.
Ma è altrettanto pericoloso scivolare lentamente verso la rassegnazione, per poi arrivare alla famosa constatazione del “se non ci fossi io tutto andrebbe a rotoli“.

.

.

.
Cosa fare quindi?

.
Primo: distinguere tra le persone che si ha in azienda. Confondere chi davvero non vale da chi sta solo dando il minimo indispensabile potrebbe essere un errore fatale. E già questa distinzione risolverebbe molte cose.

.
Secondo: ridare fiducia a chi lo merita, tramite un’operazione di delega costante e pianificata. Il che non significa quindi “sbolognare” (attività molto diffusa da chi vuole semplicemente dimostrare di essere indispensabile).

.
Terzo: cominciare a dare riconoscimenti a chi davvero comincia a prendersi alcune responsabilità o ad applicarsi più degli altri. Ovvero meritocrazia ed incentivi (non solo economici ma anche riconoscimenti in pubblico).

.
Quarto: riorganizzare sulla base delle nuove responsabilità, definendo meglio flussi produttivi e ruoli di ciascuno.

.
Fatti questi 4 passi (generalmente passano dai 6 ai 12 mesi) cominciano a vedersi i primi piccoli risultati. Ora però comincia la parte più difficile, ovvero il salto di qualità che può dare il passare da un cambiamento superficiale ad un vero consolidamento dei risultati. Ovvero il lavoro sulle persone e sulla loro consapevolezza. Se questo salto non avviene infatti le vecchie abitudini prenderanno di nuovo il sopravvento, vanificando tutti i risultati ottenuti. E la frustrazione potrebbe portare ad una situazione addirittura peggiore rispetto a prima, poiché adesso sarà svanito anche l’ultimo barlume di speranza sia nell’imprenditore che tra i collaboratori. E questo rappresenterà per l’azienda il principio della fine, ovvero il collasso prima produttivo e poi finanziario.

.
Mi chiedo quanti consulenti abbiano chiara questa responsabilità, quando promettono grandi cambiamenti con un corso di 2 giornate o tramite seminari collettivi con 100 persone.
Perché qui non si tratta solo di far spendere inutilmente dei soldi ad un imprenditore, ma di diventare corresponsabili di disastri che a volte compromettono la vita di intere famiglie.
Ma se il budget da raggiungere diventa l’unico scopo di un consulente, capite bene come tutto il resto passerà inevitabilmente in secondo piano…

Nessun commento